Fondo - Archivio dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia di Baveno


Fondo: AMIB 1-21

Estremi cronologici:

1934 fino a 1951

Contenuto:

Una parte del fondo era inserito nell'inventario del 1951, cat. II, cl. 4. La restante parte non era inventariata. Cfr. anche la pratica di edilizia privata dell'anno 1952.


L’Opera nazionale per la protezione della maternità e infanzia (O.N.M.I.) fu istituita come ente morale, con sede in Roma, con la legge 10 dicembre 1925 n. 2277, poi modificata dal regio decreto del 21 ottobre 1926 n. 1904 e dalla legge del 13 aprile 1933 n. 298. La normativa prevedeva in ogni comune un Comitato di patronato che, in qualità di organo locale dell’Opera nazionale maternità e infanzia, doveva provvedere alla protezione e all’assistenza della maternità e dell’infanzia. Il Comitato di patronato aveva sede in locali forniti ed arredati gratuitamente dal comune. In questi ambulatori specializzati si vigilava sull’allattamento affidato a madri o balie, sull’igiene, sull’educazione e morale dei fanciulli minori di quattordici anni abbandonati, in concorso con le Congregazioni di carità. A norma della legge n. 2277/1925, e poi del R.D. n. 2316/1934, il Comitato era composto da membri di indiscussa probità ed esperti in materia di assistenza materna ed infantile, e si appoggiavano a patroni come: il segretario del Fascio di combattimento o un suo delegato, un magistrato o un conciliatore designati dal presidente del Tribunale, l’ufficiale sanitario del comune, il presidente della Congregazione di carità, il direttore didattico o un maestro, un sacerdote avente cura delle anime e designato dal Prefetto ed infine, la segretaria del Fascio femminile. I patroni erano considerati a tutti gli effetti come pubblici ufficiali. Per il R.D. n. 2316/1934 il podestà o suo delegato era di diritto presidente del Comitato di patronato. Le nomine del presidente e del vice-presidente dei Comitati aggiunti erano fatte, rispettivamente, dal podestà e dalla segretaria del Fascio femminile, con la ratifica del Consiglio direttivo della Federazione.

La legge 1° dicembre 1966, n. 1081 mutava la denominazione del "Comitato di patronato" in "Comitato comunale". Inoltre prevedeva una diversa composizione di detto organo locale: esso era composto infatti dal sindaco o da un consigliere comunale, da lui delegato, con l’incarico di presidente; da tre consiglieri comunali; da due membri designati dalla Federazione provinciale; da due membri designati dal Consiglio comunale tra esperti di problemi assistenziali; dal presidente dell’Ente comunale di assistenza; dall’ufficiale sanitario o, in mancanza, da un medico condotto designato dal sindaco; da un ispettore scolastico o un direttore didattico o un insegnante elementare; dal presidente del patronato scolastico; da un sacerdote; da un medico esperto in materia di assistenza nominato dal medico provinciale. La legge 23 dicembre 1975, n. 698, scioglieva e trasferiva le funzioni dell’Opera nazionale e dunque dei Comitati comunali alle regioni, compresi i poteri di vigilanza e di controllo su tutte le istituzioni pubbliche e private per l’assistenza e protezione della maternità e dell’infanzia previsti dall’art. 5 del R.D. n. 2316/1934. La medesima legge n. 698/1975 disponeva che restassero attribuite allo Stato e venissero esercitate dal Ministero della sanità le funzioni di carattere internazionale già esercitate dall’ONMI.

Una parte del fondo archivistico era inserito nell’inventario del 1951, cat. II, cl. 4. La restante parte non era inventariata. Cfr. anche la pratica di edilizia privata dell’anno 1952.